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Diagnosi e Trattamento della malattia batterica respiratoria nel cane e nel gatto

INTRODUZIONE

Tra i microrganismi infettivi noti per colpire il tratto respiratorio di cani e gatti, un numero crescente di batteri in grado di esprimere gradi di versi di virulenza rappresenta la componente probabilmente più importante. La maggior parte dei clinici sarebbe d’accordo sul fatto che questa è la componente batterica di una malattia respiratoria, sia che questa infezione sia primaria o secondaria, che in ultima analisi determina l’esito di una malattia nel singolo animale. Non sorprende, perciò, che nella pratica clinica l’obiettivo del clinico sia quello di determinare rapidamente il ruolo dei batteri virtualmente in tutte le forme di malattia respiratoria e di intervenire con la terapia antimicrobica più appropriata nel momento migliore. Per il clinico, il tratto respiratorio deve essere visto come un punto critico d’ingresso all’ambiente corporeo interno che ogni giorno è esposto a milioni di patogeni. In condizioni di salute, i batteri, i virus ed i funghi patogeni entrano nel naso e nella bocca e risiedono nell’epitelio del tratto respiratorio superiore ed inferiore. Qui, questi microrganismi incontrano meccanismi di difesa altamente sviluppati che funzionano da barriere alla colonizzazione e all’infezione. Nel caso in cui uno o più di questi meccanismi di difesa fallisca o venga sopraffatto dai microrganismi virulenti, la sensibilità del paziente all’infezione può aumentare rapidamente dando luogo a conseguenze gravi, perfino potenzialmente fatali.

Infezione Batterica Cronica delle Vie Respiratorie Superiori nei Gatti

Il virus della leucemia felina (Feline Leukemia Virus, FeLV), il virus dell’immunodeficienza felina (Feline Immunodeficiency Virus, FIV) e la peritonite infettiva felina (Feline Infectious Peritonitis, FIP) sono stati in passato al centro dell’attenzione clinica per parecchi anni, sebbene non rappresentino in alcun modo lo spettro delle malattie infettive che colpiscono i gatti domestici. I funghi patogeni, i parassiti, i protozoi, nonché altre infezioni virali, sono di per sé del tutto in grado di superare i meccanismi di difesa dell’ospite e causare patologie gravi. Nell’ambito delle malattie infettive note per colpire il gatto, le infezioni da retrovirus, in particolare l’infezione da FeLV, sono quelle più gravi che attualmente minacciano la popolazione felina. Tuttavia, la natura e la varietà delle diverse infezioni del tratto respiratorio che colpiscono i gatti rendono questo complesso di malattie tra le più prevalenti e le più difficili da trattare. La continua popolarità del gatto come animale da compagnia ed il crescente interesse nel mantenere più gatti nello stesso appartamento ha aumentato notevolmente le probabilità che la popolazione esistente di gatti venga esposta ad agenti infettivi, in particolare al virus erpetico felino di tipo 1 (FHV-1), che è la causa della rinotracheite felina, e al calicivirus felino (FCV). Inoltre, il desiderio da parte dei proprietari di viaggiare con i propri gatti ha diminuito l’importanza di una distribuzione regionale discreta nell’escludere determinate infezioni respiratorie.
Non è più possibile assumere la premessa popolare che per ogni diagnosi esiste un unico agente causale. Oggi, è essenziale che il veterinario pratico non valuti soltanto come i segni clinici presenti siano correlati all’infezione, ma anche quanti agenti possano essere coinvolti. Molti microrganismi infettivi sono noti per produrre segni clinici di malattia delle vie respiratorie superiori (Upper Respiratory Disease, URD) nei gatti; tuttavia, la malattia delle vie respiratorie superiori di tipo virale è chiaramente la più grave e la più prevalente con un ammontare fino al 90% dei casi di URD virale negli Stati Uniti che sono causati da uno dei due virus, o da entrambi: il virus erpetico felino di tipo 1, che causa la rinotracheite virale felina, e il calicivirus felino.
Sebbene sia stato dimostrato che diversi altri virus producono segni clinici di URD in gatti infettati sperimentalmente, la loro importanza clinica deve essere considerata minore rispetto a quella di FVH-1 e FCV. Nel caso dell’infezione virale delle vie respiratorie superiori nel gatto, alla fine è possibile dimostrare che l’infezione virale acuta è l’agente scatenante che causa l’iniziale e grave compromissione dei processi di difesa respiratori. In effetti, è l’infezione batterica secondaria che è responsabile della morte tra i gattini infetti e dei segni delle vie respiratorie superiori tra gatti adulti, che persistono per anni.

L’infezione acuta. Il segno clinico caratteristico della URD virale acuta è lo starnuto. Inizialmente intermittenti, la frequenza e la gravità degli starnuti aumentano nell’arco di 3-5 giorni. Tipicamente, gli episodi di starnuti sono accompagnati da febbre e da secrezione sierosa naso-oculare uni- o bilaterale. Quando la normale flora batterica respiratoria colonizza il tratto respiratorio superiore, la secrezione sierosa diventa mucopurulenta. Senza trattamento, le narici si occludono e le palpebre si saldano quando le secrezioni si asciugano. L’ulcerazione orale è comune e può essere accompagnata da scialorrea, anoressia, rapido calo ponderale e disidratazione. I più intensi segni clinici si osservano alla fine della prima e della seconda settimana di infezione, ma possono persistere anche fino a tre settimane.
Una diagnosi clinica di URD virale acuta è basata sull’anamnesi e sui segni fisici. Raramente è necessario cercare di isolare il virus nel singolo gatto. I profili di laboratorio sono più importanti nel monitorare i progressi del paziente durante la terapia, piuttosto che nello stabilire una diagnosi. L’infezione virale delle vie respiratorie superiori è tipicamente più grave e diffusa tra i cuccioli di gatto, in particolare quando tenuti insieme nella stessa abitazione. Gli episodi epizootici sono comuni al momento dello svezzamento o subito dopo. I cuccioli di gatto infettati con FHV-1 possono presentare una leggera febbre, ma mantengono un appetito normale durante la fase precoce dell’infezione. I segni clinici, starnuti e rinorrea, possono risolversi entro 2 settimane dall’esordio. Altri segni clinici associati a infezione acuta da FHV-1 includono faringite, glossite, tracheite, cheratite, febbre alta, letargia, anoressia, scialorrea, morte neonatale associata a polmonite virale. Tra i cuccioli e i gatti infettati da FHV-1 si osservano raramente congiuntivite e polmonite batterica. Nell’insieme, i segni clinici presentati da cuccioli e gatti infettati da FCV non sono distinguibili da quelli causati da FHV-1. Oltre agli starnuti e alla rinorrea caratteristici, a volte si osserva chemosi e lieve congiuntivite. Sulla lingua e sul palato duro si possono sviluppare piccole vescicole, la cui rottura lascia facilmente erosioni superficiali. Le infezioni batteriche secondarie, alcune delle quali sono così gravi da causare morti tra i gattini, sono più comuni nei cuccioli infettati da FCV.

L’infezione cronica. Diversamente dal virus della panleucopenia felina, FHV-1 e FCV sono relativamente instabili al di fuori del gatto ospite (<18 ore per FHV-1 e circa 2 settimane per FCV, assumendo condizioni ideali di temperatura e umidità). Perciò, la persistenza di URD virale all’interno di una popolazione di gatti dipende fortemente dalla capacità di questi virus di sopravvivere all’interno del gatto vivo. Ciò si realizza in due modi: 1) trasmissione diretta del virus da gatti con infezione acuta a gatti sensibili, e 2) induzione di uno stato di portatore immune, cioè un’infezione virale persistente nei gatti guariti. Lo stato di portatore cronico è uno stato in cui il virus persiste, sia in forma completa che parziale, oltre il normale periodo di guarigione e di eliminazione dell’infezione acuta. È probabile che l’80% o più dei gatti che guariscono dall’infezione acuta da calicivirus (FCV) diventino portatori cronici in grado di infettare gatti e cuccioli di gatto sensibili. Si ipotizza che il 100% dei gattini che guariscono dall’infezione acuta da virus erpetico di tipo I (o FVR) diventino portatori cronici… probabilmente per tutta la vita. La natura dell’infezione cronica da virus FVR si differenzia da quella dei gatti con infezione cronica da FCV. Nello stato di portatore del virus FVR, una vera latenza si sviluppa soltanto in seguito a episodi intermittenti di diffusione extracellulare del virus. La diffusione extracellulare del virus si verifica tipicamente dopo un episodio “stressante” o, più classicamente, dopo 3 giorni consecutivi di trattamento con corticosteroidi (desametasone e prednisolone). D’altra parte, lo FCV è escreto continuamente dall’orofaringe dei gatti portatori. Con poche eccezioni, lo FCV è di riscontro notevolmente più facile nei gatti con infezione cronica di quanto non lo sia il virus FVR. Il verificarsi di ripetuti episodi epizootici della malattia virale delle vie respiratorie superiori nei felini, in particolare quando la morbilità dei gattini è elevata, sostiene il fatto che uno o più gatti portatori cronici vivano all’interno della popolazione. La diagnosi di gatto portatore cronico può essere abbastanza difficile persino quando si tenta l’isolamento del virus. I segni clinici presentati dai gatti colpiti sono variabili, fino a mancare del tutto. Quando presenti, tuttavia, possono fornire importanti indizi sulla presenza di un portatore cronico all’interno di una data popolazione.
Deve insorgere un dubbio quando gatti sani presentano rinorrea mucopurulenta cronica responsiva agli antibiotici, ma solo durante i periodi di trattamento attivo. Nei portatori cronici di FCV comunemente si verificano gengivite cronica, ulcerazione gengivale e periodontopatia con caduta dei denti. Le radiografie possono rivelare una sinusite frontale secondaria. La terapia antimicrobica orale risolve efficacemente i segni clinici, ma solitamente solo durante il periodo di trattamento. La ricorrenza dei segni entro 72 ore dalla sospensione dell’antimicrobico è comune, indipendentemente dall’antimicrobico utilizzato. È stato riportato che sia le infezioni da FeLV che da FIV sono infezioni concomitanti (predisponenti?) comuni nei gatti destinati a divenire portatori cronici di virus respiratori. I test di routine sono fortemente raccomandati sui portatori sospetti. I gatti portatori di FCV sono comuni, soprattutto in comunità di più gatti. Malgrado il virus venga costantemente recuperato dalle tonsille dei gatti portatori, la tonsillectomia non elimina l’escrezione virale. Ovviamente, nell’orofaringe devono esserci altri siti di persistenza del virus.

Prognosi. Sebbene la morbilità possa raggiungere il 100% nelle comunità di più gatti, la mortalità è più comune tra i gattini (<6 mesi) affetti da infezioni batteriche secondarie gravi che nei gatti più vecchi. Perciò, ci si aspetta che i tassi di sopravvivenza tra i gatti colpiti siano alti, presumendo che possano essere forniti antibatterici, idratazione e supporto nutrizionale. Nelle comunità di più gatti il problema della URD virale acuta nei gattini non si arresta, nonostante il trattamento con successo delle infezioni a livello di singolo gatto, una vaccinazione estesa ed una popolazione adulta sieropositiva. È ormai ampiamente riconosciuto che un numero di gatti sopravvissuti all’infezione acuta dell’ordine dell’80% diventerà portatore cronico; una percentuale più piccola di gatti, benché sana, può diventare una riserva significativa di infezione per i gattini sensibili. I portatori apparentemente sani mantenuti nella popolazione sono i più probabili diffusori di virus virulenti attraverso contatto diretto da un gatto all’altro, così come attraverso contaminazione fomitica.

Trattamento. I gatti colpiti da infezione virale delle vie respiratorie superiori ad insorgenza acuta hanno una prognosi di guarigione eccellente, fintanto che venga fornita un’assistenza medica di supporto. Tale assistenza consiste in terapia antimicrobica orale, terapia di reidratazione e soddisfazione del fabbisogno calorico giornaliero. Un preparato orale di amoxicillina o amoxicillina-acido clavulanico, somministrato a 10-15 mg/kg due volte al giorno per 5-7 giorni, costituisce una prima scelta sensata. Sebbene sia meno probabile che le infezioni da FHV-1 siano associate a infezione batterica secondaria rispetto a quelle da FCV, in entrambi i casi è giustificata la somministrazione di una terapia antimicrobica empirica. La somministrazione sottocutanea due volte al giorno di una soluzione isotonica riscaldata di elettroliti è un metodo soddisfacente per reidratare i cuccioli e i gatti anoressici, in particolare quando la disidratazione è grave. Tuttavia, è preferita la somministrazione orale di acqua, se necessario mediante sondino naso-esofageo, poiché lo stato di idratazione viene ristabilito e sostenuto in modo più efficace. Similmente, la soddisfazione del fabbisogno calorico giornaliero di cuccioli e gatti deve essere effettuato per via orale. La somministrazione di soluzioni isotoniche contenenti destrosio, sia per via sottocutanea che endovenosa, è criticamente insufficiente a soddisfare le necessità energetiche durante la convalescenza. Si raccomandano le diete liquide formulate specificamente per la somministrazione ai gatti e ai loro cuccioli.
I gatti adulti che presentano segni di malattia delle vie respiratorie superiori manifestano tipicamente parossismi di starnuti accompagnati da secrezione nasale ed oculare da mucoide a mucopurulenta. Questi gatti possono apparire altrimenti sani. Le colture delle secrezioni non hanno valore, poiché i microrganismi che si raccolgono sono semplicemente rappresentativi della flora orale e respiratoria presente nei gatti normali.
Le radiografie del cranio in proiezione laterale possono rivelare evidenze di sinusite frontale felina e/o otite media. Poiché non è disponibile una terapia antivirale specifica per il trattamento dell’infezione primaria virale sottostante (virus erpetico o calicivirus), la terapia antimicrobica a lungo termine è un metodo accettato per trattare i gatti colpiti. Nella nostra esperienza, la durata del trattamento può essere prolungata per molti anni della vita del gatto. Quando si somministra una terapia antimicrobica di lunga durata a gatti con malattia batterica cronica delle vie respiratorie superiori, il proprietario deve capire che l’obbiettivo della terapia non è quello di ottenere una cura; lo scopo della somministrazione di un trattamento a lungo termine è quello di trattare la gravità dei segni clinici riducendo la concentrazione batterica nei tessuti colpiti. Abbiamo riscontrato che i trattamenti più efficaci sono quelli che possono essere somministrati ai gatti una volta al giorno per via orale. Si sono dimostrati particolarmente efficaci sia l’enrofloxacina che l’azitromicina. Somministrare un particolare antimicrobico per un periodo di tempo stabilito, quindi sospendere temporaneamente per 1-3 settimane o passare ad un altro farmaco viene chiamato “terapia pulsante” e può essere vantaggiosa quando si somministra un trattamento antimicrobico a lungo termine. La Tabella 2 delinea le diverse opzioni terapeutiche disponibili per il trattamento dei gatti con malattia batterica cronica delle vie respiratorie superiori.
I trattamenti aggiuntivi che sono stati utilizzati con varie percentuali di successo includono la somministrazione orale dell’aminoacido lisina. Anche l’interferone alfa per via orale è stato raccomandato, ma, nella nostra esperienza, non ha avuto un effetto dimostrabile nelle

infezioni croniche. È stato dimostrato che, in alcuni gatti, la somministrazione intranasale di un vaccino vivo modificato di virus erpetico/calicivirus (solo quelli approvati per la somministrazione topica) diminuisce od elimina gli starnuti e la rinorrea. Tuttavia, attualmente in Europa non è disponibile il vaccino topico per FVR e FCV.

Strategie di trattamento nelle comunità di più gatti.

Globalmente, la letteratura sulle malattie nfettive feline è focalizzata sulla diagnosi ed il trattamento degli animali infetti, con poca considerazione per quello che è ampiamente riconosciuto come il rischio più significativo d’infezione… le comunità di più gatti. Senza prestare attenzione al monitoraggio della malattia, alla prevalenza e alla prevenzione nelle popolazioni di molti gatti, il clinico non sarà in ultima analisi in grado di trattare le infezioni che coinvolgono il tratto respiratorio. Mentre l’applicazione delle raccomandazioni sotto delineate non è di per sé sufficiente né ad eliminare né a prevenire una epizoozia all’interno di una comunità di più gatti, essa può, in combinazione con programmi esaurienti di test e di vaccinazione, offrire alla comunità la massima protezione ed una diminuita morbilità.

Quarantena dei gatti in arrivo. I nuovi gatti introdotti in una popolazione/comunità devono essere isolati e valutati per la ricerca di segni di infezione per un periodo da 4 a 6 settimane, prima che abbiano qualunque contatto diretto con i gatti residenti. I nuovi gatti devono risultare negativi al test per l’antigene FeLV e per gli anticorpi anti-FIV all’inizio del periodo di quarantena e, idealmente, anche alla fine.

Segregazione. Il contatto diretto è la via d’infezione predominante per le infezioni virali. Perciò, la separazione mediante barriere fisiche non è essenziale nei programmi di segregazione. Infatti, una separazione di 1-1,25 m circa eliminerà il rischio di trasmissione del virus respiratorio per mezzo delle microgoccioline nebulizzate.

Quando è possibile segregare i gatti in ambienti locali separati, i gatti possono essere raggruppati come segue:

  • Femmine da riproduzione, gattini svezzati, gatti adolescenti;

  • Maschi da riproduzione;

  • Femmine gravide e gattini in allattamento.

Gli anticorpi materni derivano quasi esclusivamente dal colostro, mentre l’immunità materna persiste non più di 8 settimane per FHV-1 e non più di 12 settimane per FCV. Pertanto, nelle comunità in cui si sospetta che le femmine da riproduzione siano portatrici di virus respiratori, la morbilità tra i gattini può essere diminuita svezzandoli e segregandoli già all’età di quattro settimane. I gatti ed i cuccioli malati devono essere prontamente identificati ed isolati dal resto della popolazione. Durante le cure giornaliere dei gatti, quelli sani vanno maneggiati per primi, e poi quelli in quarantena. I gatti fisicamente malati devono essere nutriti, puliti e trattati per ultimi. Poiché i virus respiratori possono essere efficacemente trasmessi dalle mani e dagli utensili, si raccomanda caldamente il lavaggio delle mani e l’uso di stoviglie usa e getta, sebbene leggermente più care.

Identificazione precoce della malattia ed intervento. I proprietari e gli addetti devono prestare grande attenzione ai cambiamenti di atteggiamento, appetito e attività di tutti i gatti del gattile. I cambiamenti improvvisi devono suggerire la segregazione e l’isolamento dal resto della popolazione. Quando i segni clinici sono diventati evidenti, può essere troppo tardi per prevenire la diffusione di alcune infezioni.

Controlli e allontanamento. Con l’avvento di sistemi diagnostici ambulatoriali rapidi e sensibili è possibile per lo meno effettuare uno screening delle malattie infettive. I gatti positivi ai test devono essere sottoposti a test di conferma prima di raccomandarne l’allontanamento dalla comunità. Inoltre, per i veterinari pratici sono sempre più disponibili strumenti per la diagnosi sierologica. Come è stato dimostrato per FeLV, i test di conferma seguiti dall’allontanamento, ad esempio l’isolamento permanente o l’eutanasia, costituiscono un metodo efficace per arrestare la diffusione all’interno di una comunità di malattie trasmissibili.

Trattamento ambientale. L’uso appropriato dei disinfettanti idonei è critico per la prevenzione della diffusione delle malattie infettive in un gattile, in quanto riduce la concentrazione ambientale di microrganismi patogeni. L’ipoclorito di sodio (0,176%) in disinfettante di ammonio quaternario è un agente virocida efficace per la disinfestazione di pavimenti, gabbie e superfici di lavoro. Una disinfezione completa deve essere effettuata come minimo ogni 4 giorni. Le superfici con cui i gatti entrano in diretto contato debbono essere lasciate asciugare completamente prima che i gatti vi si avvicinino. Stoviglie e lettiere usa e getta sono raccomandabili, ma se ciò non è praticabile, le stoviglie riutilizzabili devono essere pulite con un disinfettante virocida dopo ogni uso. Il mantenimento di una bassa umidità relativa (inferiore al 40%), di una temperatura ambientale confortevole ed una ventilazione massimale (da 10 a 12 ricambi d’aria per ora) scoraggia l’accumulo di microbi e accelera l’asciugatura delle aree bagnate e umide.

Vaccinazione. Nonostante la diffusa somministrazione di vaccini vivi modificati anti-FHV-1 e FCV a grandi percentuali di popolazioni a rischio, la malattia virale delle vie respiratorie superiori nei felini è tuttora la malattia infettiva più prevalente tra i gatti. Vi sono molte ragioni per la persistenza delle infezioni tra i gatti. Ad esempio, i vaccini oggi in uso, in particolare quelli somministrati per via parenterale, forniscono buone concentrazioni sistemiche di anticorpi, ma inducono una scarsa risposta immunitaria a livello locale; nella maggior parte dei gatti, in seguito a guarigione da infezione acuta sia da FHV-1 che da FCV, è probabile che si sviluppi uno stato cronico di portatore virale, della durata di mesi o anni. La trasmissione da portatori infetti a cuccioli o gatti sensibili si verifica facilmente dopo contatto diretto e, sebbene meno efficacemente, per mezzo della trasmissione mediante aerosol.
Sono disponibili in commercio due tipi di vaccini vivi modificati anti-FHV-1 e anti-FCV. I preparati parenterali, generalmente in combinazione con il virus della panleucopenia felina, sono oggi ampiamente utilizzati in tutti gli Stati Uniti. Meno comunemente impiegati sono i vaccini bivalenti autorizzati per la somministrazione topica (congiuntivale/intranasale). Sia i preparati per uso parenterale che quelli per uso topico forniscono livelli neutralizzanti di anticorpi IgG circolanti contro entrambi i virus entro 2-3 settimane dall’immunizzazione, che persistono per almeno 12 mesi. I vaccini somministrati per via parenterale conferiscono poca o nessuna immunità a livello delle membrane nasali ed oculari. D’altra parte, i vaccini somministrati per via topica conferiscono una protezione eccellente nei confronti di entrambi i virus entro 48-96 ore dalla vaccinazione. La reale durata dell’immunità locale derivante dai vaccini somministrati per via topica è tuttavia sconosciuta. Il fatto che la vaccinazione topica conferisca una risposta immunitaria locale “protettiva” e non venga influenzata dall’immunità materna, suggerisce che vi siano motivi a favore per vaccinare i gattini a rischio a 3-4 settimane di età, in particolare quelli nati all’interno di comunità enzootiche. Non vi sono dubbi che la prevenzione della malattia, piuttosto che il trattamento, rappresenta il singolo progresso più significativo nel trattamento delle malattie infettive degli animali da compagnia. In particolare, l’introduzione di kit per i test diagnostici ambulatoriali rapidi e sensibili e l’implementazione di severi protocolli di vaccinazione ha enormemente diminuito la morbilità e la mortalità associate alle infezioni virali nei gatti. Tuttavia, né gli agenti né le malattie che questi causano potranno essere eradicati, nemmeno con il ricorso ai test più esaurienti e ai programmi di vaccinazione, se effettuati da soli.

Il ruolo dei batteri nella broncopatia cronica canina

La broncopatia cronica rappresenta una significativa, sebbene sottodiagnosticata, causa sia della tosse cronica che di quella episodica, così come di sofferenza respiratoria ad insorgenza acuta nel cane e nel gatto maturi. Se non trattata, la broncopatia cronica è una sindrome respiratoria debilitante e progressiva che esita in modo caratteristico in una ridotta tolleranza all’attività fisica, inattività, sofferenza respiratoria parossistica, collasso delle vie aeree e persino morte. Invece, con un appropriato intervento medico, la prognosi per il trattamento efficace a lungo termine della broncopatia cronica può essere buona, persino nei casi gravi.

Broncopatia cronica (Chronic Bronchial Disease, CBD), detta anche bronchite cronica, è un termine utilizzato per descrivere una complessa sindrome respiratoria progressiva caratterizzata da un eccesso di secrezione mucosa dell’albero bronchiale e frequente tosse, che persiste per almeno 2 mesi consecutivi. Questa definizione di bronchite cronica implica che gli episodi di tosse si verifichino in assenza di altre malattie broncopolmonari, ad esempio micosi respiratorie, cardiopatie, neoplasie e polmonite. In medicina veterinaria è impossibile trascurare l’impatto che le infezioni secondarie hanno sulla progressione e la gravità dei segni clinici associati alla broncopatia cronica, in particolare quelli associati al collasso tracheale e bronchiale acquisito.
La patologia alla base della broncopatia cronica e del collasso acquisito delle vie aeree si sviluppa nell’arco di un periodo di almeno alcuni mesi, e probabilmente di parecchi anni. È solo quando si verifica una compromissione significativa delle vie aeree che i primi segni di malattia respiratoria, tipicamente la tosse, diventano evidenti per il proprietario. Quello che può apparire un problema ad insorgenza acuta è in effetti il risultato di parecchi mesi di subdolo danno polmonare. È cruciale che i clienti capiscano il fatto che il trattamento è mirato al controllo, non alla guarigione.
La broncopatia cronica nei cani e nell’uomo può essere caratterizzata da 3 elementi: età, inalazione di materiale particolato e colonizzazione batterica delle vie aeree inferiori. Di particolare importanza per il clinico è il fatto che un’alterata integrità delle vie aeree, dovuta a modificazioni legate all’età e all’inalazione di materiale particolato, determina una compromissione delle difese delle vie aeree. Infatti, i batteri che normalmente si trovano nella trachea dei cani sani, possono in realtà migrare più in profondità nelle vie aeree e alla fine colonizzare l’epitelio respiratorio delle vie aeree di piccolo calibro. Questo non causa polmonite, ma un’infezione batterica di bassa intensità che, nel tempo, dà luogo a ipertrofia delle mucose e restringimento delle vie aeree distali di piccolo calibro. Questo a volte può portare a malattia ostruttiva cronica delle vie aeree. I cambiamenti risultanti della dinamica del flusso aereo, in particolare durante la tosse, finiscono per favorire il collasso tracheale e bronchiale. La terapia antimicrobica a lungo termine riveste perciò un ruolo importante nel trattamento di questi pazienti.

Reperti Fisici. La tosse cronica è il segno clinico tipico nei cani e nei gatti affetti da broncopatia. Tuttavia, la CBD può indurre gravi episodi di tosse parossistica ad insorgenza acuta, per i quali il paziente presenta successivamente sofferenza respiratoria. Negli animali da compagnia, né l’età né il sesso sembrano essere fattori predisponenti allo sviluppo di CBD. Mentre la malattia è più comune nei cani oltre i 5 anni di età; i cani giovani vengono raramente colpiti. La CBD è notevolmente più frequente nelle razze di piccola e piccolissima taglia, in particolare i barboncini nani, i pechinesi, gli Yorkshire terrier, i Chihuahua e i cani di Pomerania. Almeno un autore suggerisce in queste razze una predisposizione ereditaria alla CBD. È forse più appropriato considerare queste razze a rischio di sviluppo di gravi segni clinici di broncopatia, dal momento che la CBD si verifica chiaramente nei meticci e nei cani di razze di grossa taglia, oltre che in quelli di piccola taglia. Un’integrità tracheale compromessa nelle razze nane di cane, come la condromalacia degli anelli tracheali, può complicare ulteriormente il decorso clinico della CBD nei cani più anziani di piccola razza. L’obesità è un reperto frequente tra le razze canine piccole e nane affette da CBD e deve essere considerata un ulteriore fattore complicante nel paziente clinico.
La rilevazione di rumori respiratori anomali durante l’auscultazione del torace non è un indicatore affidabile di CBD. La capacità di indurre la tosse mediante semplice manipolazione della trachea cervicale è un reperto incostante nei cani affetti da CBD, nonché un reperto infrequente nei gatti colpiti. Sia nei cani che nei gatti con broncocostrizione significativa, si sente occasionalmente un sottile sibilo durante l’espirazione. I crepitii, se presenti, possono essere attribuiti alla presenza di liquido, solitamente secrezioni respiratorie viscose, nelle vie aeree costrette. I cani con malattia cronica delle vie aeree di piccolo calibro sono predisposti al collasso bronchiale e tracheale intratoracico. Pertanto, durante gli episodi di tosse, è spesso possibile auscultare il collasso delle vie aeree. Verso la fine dell’espirazione, in particolare durante la tosse, il collasso delle vie aeree si evidenzia durante l’auscultazione del torace come un colpo forte e distinto, cui ci si riferisce come un suono secco o “schiocco” di fine espirazione. Il rumore viene prodotto quando i bronchi principali e la trachea intratoracica collassano bruscamente. Nei cani, durante gli episodi di tosse parossistica, il collasso tracheale può culminare in sofferenza respiratoria e sincope. È possibile che i cani colpiti muoiano in conseguenza dell’ostruzione delle vie aeree con arresto respiratorio durante un episodio acuto.

Reperti di laboratorio. Negli animali affetti da broncopatia cronica è probabile il reperto di risultati anormali dei test di laboratorio, anche se i profili laboratoristici non hanno valore diagnostico. Sebbene si segnali che nel 75% almeno dei gatti affetti da asma felino si verifica eosinofilia, la broncopatia cronica non può essere né esclusa né presunta sulla base della conta assoluta degli eosinofili.

Diagnosi. Le radiografie toraciche effettuate negli stadi precoci non ostruttivi della CBD possono dimostrare una trama polmonare interstiziale generalizzata, sebbene siano predominanti le modificazioni a carico dei bronchi. Si può osservare ispessimento delle pareti bronchiali, indicato dall’aspetto a “ciambella” della parte terminale dei bronchi, e “binari del tram”, le opacità longitudinali associate ai bronchi ispessiti. La sola calcificazione bronchiale, comunemente osservata come modificazione normale legata all’età nei cani anziani, non deve essere interpretata come un segno di bronchite. Con il progredire della CBD, i bronchi principali e la trachea intratoracica mostrano la tendenza a collassare durante l’espirazione, e in particolare durante la fase espiratoria dei colpi di tosse. L’incidenza e la gravità del collasso tracheale sembrano presentare la massima gravità negli adulti delle razze canine miniatura e nane. Sebbene nella patogenesi del collasso tracheale siano state implicate la condrodisplasia e la disfunzione della muscolatura tracheale, anche il diametro funzionale delle vie aeree di piccolo calibro è una causa importante di collasso bronchiale e tracheale nei cani affetti da bronchite cronica, in particolare in quelli più anziani. Aspirazione tracheale e coltura: L’esame citologico dei campioni raccolti durante aspirazione tracheale può contenere soltanto muco ed epitelio respiratorio normale, nonostante la gravità dei segni clinici del paziente. Possono essere osservati neutrofili, eosinofili, macrofagi, linfociti, cellule caliciformi e persino batteri. Tuttavia, una volta ottenuto, è limitato il valore diagnostico dell’esame citologico del liquido di lavaggio tracheobronchiale raccolto durante l’aspirazione tracheale o il lavaggio broncoalveolare.

Esame broncoscopico. Nel cane, la visualizzazione diretta della trachea e dei bronchi principali destro e sinistro mediante un endoscopio flessibile è una procedura diagnostica preziosa, anche se sottoutilizzata. Rispetto alle basse vie aeree dei cani normali, i bronchi primari e secondari sembrano avere un contorno irregolare, hanno una colorazione screziata bianca e rosa, e solitamente contengono accumuli di muco ispessito che aderiscono alle pareti bronchiali e alla trachea. Spesso si possono osservare filamenti di muco solidificato attraverso il lume bronchiale.

Trattamento. È possibile che i cani e i gatti affetti da CBD presentino sofferenza respiratoria, cianosi e sincope, in seguito ad un grave episodio di tosse ad insorgenza acuta. I cani colpiti presentano in modo caratteristico collasso completo dei bronchi e della trachea intratoracica. Si deve somministrare immediatamente ossigeno per mezzo di una maschera e viene posizionato un catetere endovenoso in una qualsiasi vena reperibile. Nel paziente cosciente e ansioso è indicata la sedazione con morfina (solo nei cani a 0,5 mg/kg sottocute o intramuscolo) o diazepam (5-20 mg endovena nei cani o 5 mg massimo endovena nei gatti). Al paziente viene somministrata una singola dose di prednisolone (1-2 mg/kg di peso corporeo per via endovenosa). In realtà può essere più sicuro, in particolare nei pazienti ansiosi, praticare l’anestesia con un barbiturico ad azione ultrabreve, intubare e quindi somministrare l’ossigeno attraverso un tubo endotracheale. Quando il paziente si è stabilizzato, si devono ottenere le radiografie del torace il più presto possibile, al fine di stabilire l’integrità dei polmoni e delle vie aeree. Anche in casi estremi, non è mai stata necessaria l’aspirazione del muco dalle vie aeree. Nei pazienti comatosi, la limitazione del flusso aereo è attribuibile al collasso delle vie aeree, piuttosto che all’accumulo di muco.

Vaccinazione. La più precoce ed una delle più importanti misure che possono essere prese per prevenire le conseguenze della CBD nel cane è quella di ridurre la sensibilità agli agenti principali della tracheobronchite infettiva, Bordetella bronchiseptica e virus parainfluenzale. Sebbene non sia noto il ruolo preciso giocato da questi microrganismi nella patogenesi della bronchite cronica, essi possono rappresentare fattori significativi di complicanza, una volta sviluppati i segni clinici. Negli Stati Uniti la vaccinazione intranasale è attualmente raccomandata. Tuttavia, sono attualmente disponibili in Italia solo vaccini iniettabili.

Corticosteroidi. Sia i cani che i gatti affetti da CBD traggono significativo vantaggio dalla somministrazione a breve termine di dosi antinfiammatorie di corticosteroidi. Ciò è vero sia nei pazienti con malattia acuta che cronica. Anche in presenza di segni evidenti di collasso tracheobronchiale e/o polmonite, i corticosteroidi a breve termine (fino a 7 giorni) hanno un ruolo importante nel trattamento dei pazienti colpiti. Viene somministrato prednisolone orale a dosi comprese tra 0,2 e 0,5 mg/kg, due volte al giorno sia nei cani che nei gatti. Una volta stabilizzati, la maggior parte dei cani può essere efficacemente trattata con una dose singola somministrata a giorni alterni.

Antimicrobici. Le infezioni opportunistiche sostenute dalla normale flora respiratoria possono diventare potenzialmente fatali nei cani con meccanismi respiratori di difesa significativamente compromessi, in particolare con collasso tracheobronchiale e ridotto trasporto mucociliare. Non va sottovalutato il ruolo di B. bronchiseptica come fattore complicante nella patogenesi della CBD. Qualora non si rendano immediatamente disponibili i risultati colturali in vitro e le prove di sensibilità, è giustificata la prescrizione di antimicrobici da parte del clinico. Infatti, è probabile che la terapia antimicrobica sia il singolo fattore più importante nel trattamento efficace della CBD nei cani. Come linea guida si prescrive enrofloxacina per 3-4 settimane (5,0 mg/kg, una volta al giorno per via orale) nei pazienti con CBD. In seguito al trattamento con un fluorochinolone, non è infrequente che i segni clinici del paziente si risolvano per parecchie settimane o mesi, seguiti da un nuovo graduale sviluppo di tosse. In questo caso, il regime di trattamento con enrofloxacina può essere ripetuto prevedendo risultati analoghi. L’enrofloxacina è molto ben distribuita nei polmoni e, come tale, può essere impiegata come antimicrobico di prima linea nel trattamento della bronchite cronica. Può rendersi necessaria la somministrazione di enrofloxacina per parecchi mesi consecutivi. In medicina umana non è infrequente che i pazienti affetti da bronchite cronica ricevano diversi antibiotici, in modo sequenziale e per parecchi mesi o persino anni. Sono stati ottenuti risultati efficaci con tetraciclina, amoxicillina, cloramfenicolo, preparati di trimetoprim-sulfamidico. Anche la terapia con aminoglicosidi è efficace, ma il ricorso a questi farmaci deve essere riservato a quei pazienti che presentano infezioni specifiche sensibili agli aminoglicosidi.

Broncodilatatori. Nel trattamento a lungo termine dei cani con CBD, la terapia con broncodilatatori ha un ruolo particolarmente importante. Generalmente, sono quattro le categorie di farmaci usate in medicina veterinaria per la terapia broncodilatatoria: metilxantine, b2 -adrenergici, anticolinergici e corticosteroidi. I broncodilatatori metilxantinici, teofillina e aminofillina (teofillina etilendiamina), sono i prodotti preferiti per il trattamento a lungo termine di cani e gatti. Anche i pazienti che presentano collasso avanzato delle vie aeree trarranno beneficio dai broncodilatatori. Sebbene questi ultimi non dilatino direttamente i bronchi collassati né la trachea intratoracica, essi in effetti potenziano la ventilazione, non solo diminuendo la costrizione della muscolatura liscia delle vie aeree di piccolo calibro, ma sono anche in grado di aumentare la forza di contrazione del diaframma.

Antitosse. La terapia soppressiva della tosse ha un valore limitato come prima linea di intervento farmacologico nel trattamento della CBD. I prodotti da banco (ad esempio il destrometorfano) sono semplicemente inefficaci. Nel cane sono frequentemente prescritti i soppressivi della tosse narcotici, come l’idrocodone. Gli antitosse narcotici sopprimono bene la tosse, ma essi possono svolgere tale azione a scapito del paziente, poiché questi agenti possono sopprimere anche i normali meccanismi respiratori di rimozione, predisponendo di conseguenza il paziente alla ritenzione delle secrezioni respiratorie e di batteri nelle vie aeree di piccolo calibro. Chiaramente questi agenti non devono essere impiegati da soli nel trattamento della CBD.

Terapia con aerosol. I maggiori benefici della terapia aerosolica vengono ottenuti nei pazienti con segni di insorgenza acuta, accumulo eccessivo di secrezioni bronchiali e tracheali ed in quelli con infezioni bronchiali secondarie, in particolare da B. bronchiseptica. Tuttavia, quando abbiamo utilizzato la terapia aerosolica nei gatti, non ne è stata segnalata l’efficacia in questa specie.

Prognosi. Esistono in genere due quadri clinici associati a broncopatia cronica nei cani: il paziente con sofferenza respiratoria acuta ed episodica ed il paziente con tosse cronica persistente. Nel paziente con malattia acuta, un pronto ed adeguato intervento risulta associato ad un’eccellente prognosi di guarigione. Tuttavia, i meccanismi sottostanti, responsabili dell’insorgenza dei segni clinici, insieme ad una gamma di fattori complicanti, rendono il trattamento a lungo termine della CBD un problema di ampio sostegno al paziente e di educazione del cliente. Ciononostante, la broncopatia cronica è una malattia trattabile e, sebbene la completa guarigione non sia possibile, la prognosi dell’animale colpito è buona dal punto di vista funzionale e di un’elevata qualità della vita.


LETTURE CONSIGLIATE

Gatti


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